Nascita del Comune di Roma II Parte

di Lidiano Balocchi 

Una volta nato il Comune di Roma, la sua affermazione non è stata indolore. Molti comuni venuti alla luce in quegli anni erano città-stato. A Roma la cosa non riesce, anzi forse è il primo comune cui viene riconosciuto il solo potere dell’amministrazione civile subordinato allo Stato Ecclesiastico. La forza del papa sarà più efficace di quella dell’Imperatore. 

Accenniamo alle personalità della Chiesa ed ai fatti salienti che portano a risolvere la contesa.

Tra il 1139 ed il 1155 a più riprese uno strano personaggio entra a gamba tesa nelle vicende di Roma. È un monaco che predica la povertà della Chiesa, delle istituzioni religiose, degli ecclesiastici. La Chiesa non deve possedere nulla, tanto meno il potere. Il vero cristo è il popolo, colui che deve detenere il potere. Arnaldo da Brescia è colto, discepolo di Abelardo, predica le sue idee in Italia e in Francia, ritenute al limite dell’eresia e quindi ovunque viene scacciato e perseguitato, poi perdonato, poi ancora perseguitato. E’ uno che promette al papa di essere pentito, ma non sa stare zitto. E’ così che, venuto a Roma, si intromette nelle lotte portate avanti dal popolo per ottenere il potere amministrativo indipendente dal papa. Il monaco con il suo fervore oratorio infervora anche quell’azione rivendicativa. Ha quindi la sua parte di merito in quel fine raggiunto dal popolo nel 1143, anche se Arnaldo, quasi un san Francesco ante litteram, continua per la sua strada predicando in Campidoglio e nelle altre piazze di Roma contro il papa per una Chiesa spoglia di ogni bene materiale. La sua posizione si aggrava, quando nel 1154 il movimento popolare che lo sostiene, lungo la via Sacra s’imbatte negli spostamenti del card Guido Cybo di Santa Pudenziana. Nei tafferugli che seguono il cardinale viene pugnalato e muore. Anche Arnaldo da lì a poco paga il conto con la vita: le sue spoglie vengono bruciate nei pressi dell’Augusteo e disperse a fiume. 

Ma torniamo al 1144 e seguiamo le lotte tra Senato e papato fino allo stabilizzarsi della “convivenza”. 

Tra dicembre 1143 e marzo 1144 regna papa Celestino II, uno studioso che muore ritirato nel monastero di S. Cesareo sul Palatino forse per ripararsi da qualche colpo di testa o di mano dei “comunardi” e non ha tempo di prendere una posizione decisa nella contesa.

A ottobre 1144, a renovatio senatus avvenuta, alle prime elezioni dei 50 senatori, viene fatto pure il nuovo papa nel card. Caccianemici, Lucio II. Il suo cognome dice tutto. Prende il comando con l’idea di riportare la città all’ordine: chiede conferma d’aiuto ai Normanni, malvisti dai Romani per i danni lasciati nel 1084, e parte in testa alle sue milizie per sedare la sommossa in atto e per la riconquista del Campidoglio. Senonché dall’alto del palazzo gli arriva in testa una sassata e con essa la morte (15.2.1145).

Il fatto è gravissimo. Il successore è l’abate di SS. Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane, Eugenio III. Non riconosce la nuova costituzione repubblicana. I senatori e popolo gli impediscono di prendere possesso della sua carica in S. Pietro e compiono altre violenze contro chiese e cardinali. Eleggono un patricius con ampi poteri e si armano contro il papa nel frattempo fuggito. Il papa scomunica il patricius e compone una lega con i nobili del circondario. Si giunge ad un accordo che prevede il riconoscimento del comune e dei senatori, ma con investitura papale.

Nel 1148 rientra a Roma Arnaldo da Brescia che con i suoi sermoni convince il popolo a rifiutare il compromesso e a costituire il comune in repubblica, rifiutando il potere del papa e dell’Imperatore. Anzi il Comune lo assume pure alle sue dipendenze e tenta una nuova costituzione che prevede un Imperatore, due consoli e un senato, offrendo il posto di Imperatore a Federico Barbarossa da poco eletto. Egli non accetta e l’idea muore lì. Poi muore il papa. 

Nel luglio 1153 gli succede Anastasio IV, romano della suburra che convive in pace con la repubblica, ma muore presto.

Il 5.12.1154 gli succede Adriano IV, inglese, già abate dei canonici di S.Rufo, cardinale e legato pontificio. Crede nella signoria universale del papato (vedi Gregorio VII), perciò entra subito in conflitto con la repubblica romana. Accadono i fatti del cardinale Cybo interpretati dal papa contrari alla maestà della Chiesa. Roma viene interdetta, una maledizione divina sulla città: niente funzioni religiose, niente sacramenti, i morti vengono sepolti in terra sconsacrata. L’interdetto preme sull’intimo religioso del popolo che, preso dal timore di non poter celebrare la pasqua, si presenta in massa sotto il Senato. Condizione del papa per ritirare l’interdetto è l’esilio del monaco Arnaldo. Il Senato cede. I trattati tra il papa e Federico, tra il papa e Guglielmo dei Normanni convincono i Romani e il papa a un accomodamento nel 1156. Il 1.9.1159 Adriano IV, “uomo abile, pratico e inflessibile” e a tempo debito anche moderato, muore. 

Il 7 settembre subentra Alessandro III, senese, teologo, canonista insigne. Deve lottare per gran parte del suo pontificato contro Federico Barbarossa che gli contrappone almeno tre antipapi, prima che venga riconosciuta la sua autorità. Quando il 29 maggio 1176 la Lega dei Comuni d’Italia (del nord), di cui il papa è paladino e protettore, sconfigge il Barbarossa a Legnano, l’Imperatore viene a patti anche con il papa e questi può rientrare in Roma (1178) accolto con grandi feste dalla cittadinanza che gli giura fedeltà. Il Senato della repubblica romana pensa che forse, come aveva lottato per la libertà degli altri comuni, così sarà liberale con quello di Roma. Però il consolidamento del governo papale mette fuori gioco il democratico spirito del Comune di Roma, ma nello stesso tempo Alessandro III ormai è alla fine dell’incarico e della vita il 30.8.1181.

Succede Lucio III, lucchese, monaco cistercense, già cardinale e legato pontificio anche presso il Barbarossa, da cui è stimato. Rimane a Roma un solo anno a causa dei continui contrasti con a cittadinanza, che vuole un trattato per riconoscere la libertà comunale e che egli nega. C’è poi il contrasto tra Tuscolo, devota al papa, e i Romani, durante il quale, dopo alterne vicende, i Romani prevalgono. Questi dimostrano il loro odio contro il clero con atti barbarici e gratuiti, catturando diversi prelati che, dopo averli accecati, li montano su degli asini e li mandano al papa. Inevitabile la scomunica ai Romani, ma siamo alla fine della sua vita, il 25.11.1185 a Verona.

Urbano III, arcivescovo di Milano, già cardinale, viene eletto a Verona, dove non vive in pace né con l’Imperatore, né con i sudditi romani e alla fine nemmeno con la città che lo ospita. Infatti le autorità gli impongono di spostarsi a Ferrara. Lì muore il 20.10.1187.

A Ferrara viene subito unto Gregorio VIII, studioso, già cardinale e legato pontificio presso diversi stati. Ama l’intermediazione, ma è pure intransigente. Muore a Pisa il 17.12.1187 dopo solo due mesi di pontificato non senza aver rinnovato la scomunica ai Romani, pur non avendoli mai visti.

Due giorni dopo in quella stessa città il collegio dei cardinali sceglie Clemente III, romano. Questi ha un obiettivo: conseguire la pace con i Romani e riprendere posto nella sede del romano pontefice. Frattanto l’istituzione Comune si è consolidata. Le trattative permettono al papa di rientrare presto. Il 31 maggio 1188, nel 40° della costituzione del Comune, steso l’accordo, il senato e il papa lo giurano. Il papa riconosce l’amministrazione civile di Roma, il Senato riconosce la sovranità del papa su Roma e gli giura fedeltà. Il papa deve risarcire i danni di guerra ed elargire qualche soldo ai senatori; inoltre può usufruire della milizia romana, ma dietro compenso, la nobiltà deve riconoscere il Senato. Conseguenza di quest’ultimo punto: i nobili per non restare fuori dal gioco politico sono costretti ad inserire i loro membri nel Senato tanto da imprimergli una svolta in senso aristocratico; vale a dire che la cosa finisce per dare senso opposto all’origine democratica della repubblica.

S.Maria in Cosmedin e il Tempio di Vesta