di Lidiano Balocchi
Il secolo XI che precede la nascita del Comune di Roma è quello dei papi della riforma della chiesa, del ritorno al rigore della spiritualità cristiana, alla moralità nella vita religiosa e politica. La spinta ha origine dai monaci di Cluny. La riforma nella curia lateranense ha alfiere Ildebrando di Soana nella Marittima (odierna Sovana nella Maremma grossetana), poi, anch’egli papa, Gregorio VII. Tutti i papi di questo periodo vengono scelti nella corrente riformista. Sono diciotto tra cui tre abati di Montecassino, tre monaci di Cluny, uno cistercense. A tutti i livelli nel Cristianesimo si auspica il ritorno al rigore morale: papato e clero, Impero, nobiltà e popolo. Tutto dipende dalla moralità del capo, dal riportare sul soglio di Pietro uomini autorevoli e santi.
Ma che centra questo con la nascita del Comune e come? Semplifichiamo la risposta.
-Papato e Clero. Nel 1059 è papa Niccolò II che con un decreto stabilisce nuovi criteri per l’elezione del papa: deve essere scelto in un conclave di cardinali, approvato dall’Imperatore e infine acclamato dal clero e dal popolo. Risultato. Il decreto papale diminuisce potere al patriziato (all’Imperatore), diminuisce potere ai nobili e al popolo, diminuisce l’interesse dei papi e del clero ai fatti politici ed all’amministrazione civile, perché la cura dello spirito sorvola sulle cose terrene. La chiesa e il papa, optando per la riforma, aumentano l’interesse verso lo spirito. Inoltre cambiano strategia politica andando al riconoscimento dei Normanni quali padroni del sud d’Italia. Vale a dire cercano una variante alla “protezione” o al dominio dell’Imperatore. Conseguenze. Il papa sceglie la gerarchia, i vescovi, con criteri a prevalenza religiosa, l’Imperatore deve delegare i poteri amministrativi civili ai vescovi già eletti.
-Impero e Laicato. L’Imperatore afferma il diritto contrario. Ovvero vuole delegare poteri di amministrazione civile a chi è di suo gradimento, poi questi sarà consacrato vescovo. Da qui la lotta per le investiture, per sapere se il papa o l’imperatore deve per primo “investire” una persona della carica ecclesiastica. Alla supremazia della scelta religiosa imposta dal papa, però, si contrappone il trascurare la carica civile. Il governo, i beni e le risorse economiche per la Chiesa devono essere utili alla rigenerazione spirituale della società. Nondimeno anche questo aspetto è importante nelle vita sociale, nel governo del municipio. In tale spazio dunque trovano posto le idee di coloro che già auspicano più laicità e democrazia, a Roma qui s’innesta la lotta del popolo contro il papato.
-Nobiltà e Popolo. Nel secolo in oggetto iniziano la loro storia le maggiori famiglie nobiliari di Roma. Tra queste prevalgono i Pierleoni, ebrei convertiti, banchieri del papato ed i Frangipane alla guida della fazione favorevole all’Impero. Naturalmente le due famiglie sono sempre in contrasto e sempre in lotta eccetto nei momenti di accordo, quando si dividono il potere: chi non sta con il papa ottiene il governo civile. Capiscono che per star bene economicamente non è più necessario divenire papa, ma amministrare in funzione sua: soldi o governo. Nondimeno numerosi esponenti delle famiglie nobiliari sono prelati che contano nel conclave. Anche le contese tra le due nobili famiglie creeranno situazioni favorevoli all’avvio del Comune e quindi alla ripresa della città. Infatti, placata la rivalità che ha dato uno scisma per otto anni nel papato, Innocenzo II riceve l’Imperatore che rende onore a lui e al suo partito, ma nello stesso tempo giura di voler rispettare i diritti municipali. Roma e la sua cittadinanza sono visti, quindi, come punto di riferimento prestigioso oltre che sede del papato. Ma i nobili sono pure riferimento per il popolo che vi attinge le sue guide. Un Pierleoni avrà la carica di patrizio all’avvio del comune nel 1144.
–La Lotta. La scelta di papi di elevato spessore morale e culturale porta alla lotta per le investiture che ha il suo culmine negli “scontri” tra Gregorio VII ed Enrico IV (Canossa), finché nel clero si studia una via per uscirne. La via viene trovata in un riformismo moderato che porta nel 1122 al trattato di Worms, dove il compromesso detta: l’anello e il pastorale, simboli dell’autorità spirituale, vengano concessi dal papa, mentre l’Imperatore investa l’eletto delle prerogative temporali (le regalie) donandogli lo scettro. Nessuno dei papi di questo periodo, però, mette in dubbio quanto si dà per acquisito, vale a dire il suo potere temporale sulla città e sullo Stato ecclesiastico. Invece, mentre lotta contro l’Imperatore per le investiture, deve difendersi pure dalla volontà popolare che all’interno ogni giorno gli strappa a forza un pezzo di potere civile. Il papato ed il clero, a posto con la coscienza per il minor impegno nelle cose terrene, però hanno portato dentro Roma i Normanni in aiuto contro i Tedeschi. Le loro lotte senza quartiere producono distruzione ovunque fame, odi implacabili, vendette trasversali che colpiscono in modo irreversibile famiglie e proprietà, che rendono drammatica la vita. Risultato: la Chiesa e i ricchi contro tanti poveri. Da 40 anni il caos amministrativo, la crisi municipale non è riuscita a rimuovere le macerie, né a produrre rinnovamento. Con la pacificazione dopo Worms, il papa rientra a Roma, l’amministrazione cittadina comincia a risollevarsi e interviene su acquedotti, mura, vecchie case, macerie. Roma nei prossimi 30 anni si rinnoverà.
– Causa scatenante. Si dice sia Tivoli, città vicina e contrapposta a Roma, che in nulla si risparmia per esser contraria: riceve papi cacciati, antipapi, imperatori se impediti di entrare a Roma. Infatti diviene Comune prima di Roma. Dopo il 1123 le due popolazioni sono in lite per futili motivi, come il far legna. Per le continue provocazioni Innocenzo II scomunica Tivoli (1139). I Romani l’assediano. Tivoli rompe l’assedio, ma poi perde la battaglia in campo aperto. Il papa tratta la resa in prima persona: chiede sottomissione, fidelitas, e il diritto di ratificare la nomina del rettore di quel Comune. I Romani si sentono scavalcati e traditi: vogliono la totale soggezione, la distruzione delle mura, gli ostaggi. Perciò assaltano il Campidoglio, sede del governo papale e presi dal desiderio di rinnovare l’antico onore cittadino, vogliono un nuovo Senato (renovatio senatus) non più in funzione. Poi riprendono le ostilità con Tivoli come cittadini liberi. A questo motivo va aggiunto pure l’alleanza che il papa sta cercando con i Normanni, di cui il popolo ricorda le distruzioni gratuite. Ma ora il papa muore, 23.9.1143.
-La renovatio. Avviene quindi tra agosto e ottobre 1143; giuridicamente, invece, l’amministrazione civile prende il via a ottobre 1144, quando compare nei documenti la formula Senatus PopulusQue Romanus – SPQR -. La nuova magistratura opera nel Capitolium aureum, i senatori sono circa 50 tra ordinarii e consiliarii, questi sono una decina e costituiscono l’esecutivo. I senatori entrano in carica il primo novembre e si rinnovano ogni anno.
Abbiamo detto che la separazione tra potere religioso e civile veniva intuita e attuata da Alberico II con lo spostamento del suo governo sul Campidoglio. La ribellione al papa è determinata anche dal fatto che questo non intuisce di porsi a capo del rinnovamento e delle esigenze del popolo, perciò la sua auctoritas per non poco tempo sarà ridimensionata.

